La Sibilla Cumana

La Sibilla Cumana

Nei pressi dei Campi Flegrei di Pozzuoli, esiste una delle caverne più importanti del nostro territorio, ovvero, l’Antro della Sibilla Cumana.
Narra la legenda che all’interno presiedeva la Sibilla che grazie al suo collegamento con le divinità, prevedeva gli accadimenti futuri e le sorti delle battaglie che gli offerenti le domandavano.
Le profezie venivano trascritte su delle foglie di palma e raccolte nei “Vaticini Sibillini”, conosciuti oggi come i Libri Sibillini che nella Religione Arcaica Romana, costituivano i pilastri fondamentali del credo e venivano interpellati soltanto ed esclusivamente se gli alti sacerdoti acconsentivano al consulto.
Troviamo traccia dell’importanza della Sibilla Cumana anche nella mitologia greca, infatti essa appare nell’Eneide in veste di guida conducendo Enea nel regno dei morti. Anche nella mitologia dell’Odissea di Ulisse la ritroviamo all’ingresso dell’Ade.

Nel periodo pagano, le sacerdotesse erano tutte Sibille devote al dio Apollo e all’attività di mantica. Il nome “Sibilla” deriva dal greco antico Σίβυλλα e significa “vergine nera” probabilmente per la loro permanenza in vita all’interno di caverne buie e oscure dove dedicavano tutte la loro esistenza al servizio del dio. Durante le cerimonie entravano in uno stato di trance possedute spiritualmente dal dio Apollo e rivelando responsi molto enigmatici poiché era compito di coloro che le interrogavano, interpretare la volontà della profezia divina.

L’origine della legenda della Sibilla Cumana è molto antica. Si narra che il dio Apollo innamoratosi della giovane ragazza le promise ogni suo desiderio, pur di averla come sacerdotessa al suo servizio e la giovane espresse il desiderio di vivere tanti anni quanti granelli di sabbia riuscisse a trattenere nel palmo della sua mano. Il dio Apollo esaudì il suo desiderio ma purtroppo per la giovane fanciulla si rivelò un’eterna dannazione: infatti la Sibilla omise di chiedere nel suo desiderio di mantenere la sua giovane bellezza, condannando il suo corpo ad un inesorabile invecchiamento fino alla totale consumazione del corpo, lasciando soltanto in vita la sua voce riecheggiando nell’Antro della Sibilla.

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